mercoledì, marzo 12, 2008

L'opinione di Crocetta...

PALERMO - "Mi chiedo se occorrono tre anni di conferenze stampa e di dichiarazioni e l'impegno di alcuni giornalisti nel raccontare quello che è accaduto fino adesso al tribunale di Gela per far accendere i riflettori sul caso del mancato deposito della sentenza di una condanna". Rosario Crocetta, il sindaco di Gela che ha denunciato in questi anni il mancato deposito delle motivazioni della sentenza di condanna che ha provocato la scarcerazione di alcuni affiliati alle cosche mafiose nissene, è incredulo. E allo stesso tempo soddisfatto.
"Mi fa piacere - aggiunge Crocetta - adesso che è stata fissata per il prossimo 4 aprile l'udienza per la sospensione provvisoria dalle funzioni del giudice che era stata chiesta a gennaio dal ministro della Giustizia, dopo che il caso era stato sollevato da agenzie di stampa e giornali in seguito a mie dichiarazioni".
Estremamente critica Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del PD al Senato e candidata presidente della Regione siciliana: "Quando parlo di riforma necessaria della giustizia parlo in primo luogo di questo: otto anni per scrivere una sentenza di condanna, con conseguente scarcerazione di un intero clan mafioso, sono uno scandalo che non ci possiamo permettere, indegno di un Paese civile".
"Voglio dirlo con chiarezza, ciò che è accaduto è indegno di un Paese civile - ribadisce Finocchiaro - arrivare alla scarcerazione di un intero clan mafioso, già condannato, perché il magistrato in otto anni non è stato in grado di scrivere le motivazioni della sentenza, è inaccettabile".
"Immagino anni di indagini andate in fumo, insieme con l'operazione dell'arresto - dice - e i mafiosi in giro per la città come se niente fosse. Tutto ciò è intollerabile, perché indebolisce lo Stato nei confronti della mafia e alimenta nei cittadini onesti, e anche nelle forze dell'ordine, il senso di impotenza nei confronti della criminalità organizzata".
Per Rita Borsellino "questo caso si aggiunge ai tanti altri paradossi del sistema giudiziario italiano che si conferma debole in fatto di certezza della pena e, come nel caso di Gela che ha portato la scarcerazione di un clan mafioso, anche di regole e di tempi certi. Serve una riforma e questa dovrà essere una delle priorità del prossimo governo".
11/03/2008
Fonte: La Sicilia

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